Grande Guerra, tra casere e ponti
Tra il 1911-12 fu realizzata del Genio Militare ufficio fortificazioni di Belluno la strada per Erto e la Valcellina che includeva il ponte più alto d'Italia in cemento armato, nella località Colomber, su un abisso di 138 metri. La strada superava il torrente Vajont al ponte "delle Roste" vicino al Piave, di fronte a Longarone, e dal paese di Dogna entrava in sponda sinistra, nella stretta forra del Vajont.
Nella gola attraversava due brevi gallerie, denominate "del castello" e "delle Calade". Nella località Colomber, dove fu costruita una chiesetta dedicata a S. Antonio e un albergo, superava il torrente su un ponte. Giunta in sponda destra, con una serie di ponticelli, un'altra galleria e dei tornanti, saliva fino alla quota del paese di Erto.

Nel novembre 1917, durante la Grande Guerra, la strada diventò famosa per l'attraversamento delle truppe austro-tedesche del tenente Erwin Rommel, nella Battaglia di Longarone. Era l’anno di Caporetto e gli italiani, in ritardo di quattro giorni rispetto al ritiro programmato, si arresero di fronte ad un nemico numericamente inconsistente.
VAIA, ripristino territoriale e nuovo push culturale
La tempesta ha costituito per quest’area una nuova ferita che si somma a quelle della Grande Guerra e al disastro ambientale ed umano verificatosi la sera del 9 ottobre 1963. Migliaia di alberi sono caduti nel 2018 sulla diga.
Oggi, agli interventi di ripristino dei versanti boschivi e contenimento di possibili frane, si affiancano anche azioni di tipo culturale, come la mostra dedicata alla Tempesta presso lo Spazio di Casso.

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| Altopiano di Asiago | Dolomiti bellunesi, Marmolada |
La Città di Ghiaccio
Fin dai primi giorni del conflitto la provincia di Belluno fu in prima linea. Cadore e Agordino confinavano con Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo - Fodom, al tempo territori del Sud Tirolo austriaco.
Sulle Dolomiti bellunesi tra il 1915 e il 1917 venne combattuta una guerra nella guerra, con caratteri particolari mai visti prima e mai ripetuti in seguito. La linea del fronte dolomitico, dal Lagorai alla Marmolada, dal Col di Lana alle Tofane, dal Cristallo alle creste del Comelico, correva su cime impervie e ghiacciai, in un ambiente ben difficile per i soldati di entrambi gli schieramenti, la maggior parte dei quali non aveva alcuna familiarità con la montagna e le sue insidie.
Tra le tante zone bellunesi interessate dal conflitto, alcune possono essere considerate più significative di altre. Queste infatti diventarono, dopo limitate conquiste da parte degli Italiani, roccaforti oltre le quali non era possibile andare. Tra queste c’erano Monte Piana, Tofane, Lagazuoi, Sass de Stria, Settsass, Monte Sief, Col di Lana e Marmolada.
In quei due anni e mezzo vissero esperienze incredibili: la costruzione della “città di ghiaccio” in Marmolada, la guerra delle mine su Col di Lana, Lagazuoi, Castelletto con cui si fecero saltare le cime delle montagne, la “morte bianca” sotto la neve. Anche i civili delle zone del fronte furono vittime della guerra: interi paesi furono evacuati e distrutti, la popolazione fu allontanata e visse profuga per anni. Al ritorno tutto dovette essere ricostruito.

L’offensiva di Caporetto dell’ottobre 1917 provocò la ritirata dell’esercito italiano sul massiccio del Grappa e sul Piave, il fronte si stabilizzò su questa nuova linea, abbandonando le Dolomiti alla dominazione austro-tedesca: l’Agordino, il Cadore, il Bellunese, il Feltrino divennero zone di occupazione e di sfruttamento, fu l’“anno della fame” per la popolazione, le cui risorse furono usate per nutrire l’esercito invasore, ormai allo stremo. Dopo l’armistizio, i tre comuni di Livinallongo, Colle S. Lucia e Ampezzo che fino ad allora erano stati territorio austriaco, divennero italiani.
VAIA, restituire valore ai servizi ecosistemici
Nel bellunese oltre 40 mila ettari di alberi secolari sono stati schiantati dalla tempesta Vaia.
I soggetti territoriali hanno cercato soluzioni per utilizzare il legname, facendolo diventare energia per case, scuole e imprese in Emilia Romagna, taglieri "solidali", arredi e giochi per il Cheese festival nel cuneese attraverso un'iniziativa promossa da Pefc Italia.

Il Comune di Feltre, ha cominciato a pensare ad una nuova ecologia, con un approccio partecipativo, ispirato ai “laboratori di cittadinanza”, per la rigenerazione del verde urbano dopo Vaia ha progettato un percorso formativo multidisciplinare e di crescita culturale per restituire valore ai servizi ecosistemici forniti dal verde urbano e dal bosco e ha aderito alla “Dichiarazione di emergenza climatica e ambientale” proposta dai giovani di Fridays For Future.
In Comelico, grazie al progetto Ri-Ambientiamovi, le piante abbattute dalla tempesta si trasformeranno in uno spazio per la musica e in una sala di registrazione di strumenti musicali antichi.
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| Altopiano di Asiago | Prealpi bellunesi |
La Grande Guerra di Lussu e Stern
Tutto l’Altopiano di Asiago e le sue montagne sono state profondamente interessate dalla Prima Guerra mondiale dal 1915 al 1918.
Nella zona, già nel 1908 era iniziata l’opera di fortificazione lungo il confine italo – austriaco con la creazione di quella che verrà chiamata la “cintura corazzata degli altopiani”. In particolare sul territorio dei Sette Comuni, o nelle adiacenze, gli italiani innalzarono i forti Corbin, Campolongo, Verena e Lisser, a cui risposero gli austriaci con i forti Luserna, Verle e Spitz di Vezzena, che divennero subito protagonisti nei primi due mesi del conflitto, in quella che fu poi denominata la “guerra dei forti”.
Tuttavia, quando gli Austriaci fecero salire sull’altopiano i loro pezzi di artiglieria, imponenti per gittata e potenza, nulla poterono le fortezze italiane. Nel giro di pochi mesi, infatti, furono disarmate e abbandonate. Iniziò a questo punto la guerra dei soldati, fatta di lunghe e mortali attese nelle trincee e di attacchi inutili e suicidi.
All’inizio del 1916 il comando austro-ungarico decise di passare all’attacco dando il via all' “offensiva di primavera”, ricordata con il nome di Strafexpedition, la “missione punitiva” contro il traditore italiano. L’esercito austro ungarico sfondò le linee italiane in Val d’Assa raggiungendo la conca centrale dell’altopiano e dando il via all’esodo delle popolazioni locali. La linea difensiva italiana arretrò molto, attestandosi in alcune zone, come al Monte Cengio e a Cima Pau, proprio sull’orlo dell’altopiano.
Nel 1917, i comandi italiani decisero di recuperare posizioni lanciando una controffensiva in grande stile, l’ “Operazione K”, che conobbe il suo punto più drammatico nella battaglia dell’Ortigara. In questa persero la vita migliaia di soldati italiani, circa 28.000, a fronte di conquiste territoriali irrilevanti.
In seguito allo sfondamento austriaco a Caporetto, l’esercito italiano si ritirò nuovamente dalle sue posizioni, resistendo inizialmente lungo la linea Fior- Castelgomberto per poi arretrare oltre la Val Frenzela. Qui tre modesti rilievi, il Valbella, il Col del Rosso e il Col Ecchele (da allora chiamati i Tre Monti), rappresentavano l’ultimo caposaldo italiano prima della completa disfatta. Ma lo sforzo bellico austriaco era stato eccessivo e le risorse erano ormai allo stremo e nel giugno del 1918, l’esercito italiano riconquistava i Tre Monti e dava il via a un grande contrattacco.

Numerosi sono gli scrittori che narrano dell’Altopiano negli anni della Grande Guerra ed il territorio porta ancora tracce rilevanti, soprattutto nelle zone dove più aspri e prolungati furono i combattimenti: montagne sbriciolate dalla potenza di cannoni e mortai, lunghe trincee che percorrono crinali e vallate, possenti ruderi di fortificazioni, centinaia di chilometri di strade sterrate che permettono di raggiungere anche i luoghi più impervi, decine di piccoli cimiteri disseminati su tutto l’altopiano, nelle molte lapide innalzate per ricordare gesti e operazioni eroiche, nel piccolo, ma ricco Museo della Grande Guerra di Canove, nell’imponente Ossario di Asiago, innalzato sul Laiten, che ospita i resti di 19.900 soldati austro-ungarici e di 34.286 caduti italiani.
VAIA, come una palla da bowling
Le zone più colpite dal vento nell’Altopiano dei Sette Comuni sono state la Val d’Assa e la Piana di Marcesina, con una stima di 800.000 metri cubi di legname - 14 milioni di alberi caduti a terra.
Nell'autunno 2019, Asiago si è riproposta al pubblico con un percorso di installazioni artistiche a tema (il Museo Le Carceri di Asiago ha ospitato l’esposizione “Il senso di Vaia”, un percorso con installazioni artistiche provenienti dagli schianti e dai boschi travolti dalla tempesta) e tra il 2020 e il 2021, Marco Martalar ha realizzato il suo leone ed il suo drago con le cortecce degli alberi abbattuti da Vaia.
Sempre ad inizio 2019 sono iniziati i lavori disboscamento con l'adozione di grandi tecnologici processori, ma di fronte al panorama, l'evento sembra essere successo ieri nonostante i tre anni di indefessi interventi e si stima che potrebbero volerci anche 10 anni per ripulire i boschi, dato che i lavori dovranno svolgersi con norme di sicurezza adeguate.

L'impatto di Vaia qui è singolare. Arrivato con il massimo della sua potenza, il vento ha urtato il suolo come una palla da bowling, lasciando una distruzione a chiazze, sempre più vicine, mano a mano che rallentava la sua corsa. Intorno la foresta è integra.
Gli abitando hanno realizzato quanto fosse successo nella notte solo al risveglio perché, paradossalmente, la velocità del vento aveva portato con sé anche il rumore assordante degli schianti.
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| Dolomiti bellunesi, Marmolada | Prealpi bellunesi |
Boosting the EU forest-based bioeconomy: market, climate, and employment impacts
Jonsson R, Rinaldi F, Pilli R, Fiorese G, Hurmekoski E, Cazzaniga N, Robert N, Camia A (2021)
Technol Forecast Soc Change 120478
Combined effects of natural disturbances and management on forest carbon sequestration: the case of Vaia storm in Italy
Roberto Pilli, Matteo Vizzarri, Gherardo Chirici, (2021)
Annals of Forest Science, 10.1007/s13595-021-01043-6, 78, 2.
Time matters: Resilience of a post-disturbance forest landscape, Science of The Total Environment
Tomáš Hlásny, Andrey L.D. Augustynczik, Laura Dobor, (2021)
10.1016/j.scitotenv.2021.149377, 799, (149377)
Understanding and Modeling Forest Disturbance Interactions at the Landscape Level, Frontiers
Brian R. Sturtevant, Marie-Josée Fortin, (2021)
in Ecology and Evolution, 10.3389/fevo.2021.653647, 9
Combined effects of natural disturbances and management on forest carbon sequestration: the case of Vaia storm in Italy
Roberto Pilli, Matteo Vizzarri & Gherardo Chirici
26.04.2021
Natural disturbances and management are key drivers for forest carbon balance. We modelled the impact of Vaia storm on forest sink at national scale in Italy. We demonstrate that after Vaia, carbon fluxes among pools and through harvested wood products from salvage logging limit the carbon losses. Our findings can improve the effectiveness of mitigation actions under disturbance scenarios.

A spatially explicit database of wind disturbances in European forests over the period 2000–2018
Forzieri G, Pecchi M, Girardello M, Mauri A, Klaus M, Nikolov C, Rüetschi M, Gardiner B, Tomaštík J, Small D, Nistor C, Jonikavicius D, Spinoni J, Feyen L, Giannetti F, Comino R, Wolynski A, Pirotti F, Maistrelli F, Savulescu I, Wurpillot-Lucas S, Karlsson S, Zieba-Kulawik K, Strejczek-Jazwinska P, Mokroš M, Franz S, Krejci L, Haidu I, Nilsson M, Wezyk P, Catani F, Chen Y-Y, Luyssaert S, Chirici G, Cescatti A, Beck PSA (2020)
Earth Syst Sci Data 12:257–276

Is salvage logging effectively dampening bark beetle outbreaks and preserving forest carbon stocks?
Dobor L, Hlásny T, Rammer W, Zimová S, Barka I, Seidl R (2020)
J Appl Ecol 57:67–76
Salvage logging is one of most frequently applied management responses to forest disturbances worldwide. As forest disturbances are increasing, so too is the application of salvage logging, yet its effects on ecosystems remains incompletely understood.
Abrupt increase in harvested forest area over Europe after 2015
Ceccherini G, Duveiller G, Grassi G, Lemoine G, Avitabile V, Pilli R, Cescatti A (2020)
Nature 583:72–77
GHG displacement factors of harvested wood products: the myth of substitution
Leturcq P (2020)
Sci Rep 10:20752
Global mitigation potential of carbon stored in harvested wood products. Proceedings of the National Academy of Sciences
Johnston CMT, Radeloff VC (2019)
116: 14526 LP – 14531
State of Mediterranean Forests 2018
FAO and Plan Blue (2018)
Marseille, France, Rome, p 331
Italian greenhouse gas inventory 1990–2017
National inventory report 2019. Rome, pp 587
ISPRA (2019)
Annual European Union greenhouse gas inventory 1990–2017 and inventory report 2019. Submission under the United Nations Framework Convention on Climate Change and the Kyoto Protocol
EEA (2019)
Copenhagen, Denmark, pp 962
The extraordinary windstorm of 7 December 1868 in the Czech Lands and its central European context.
International Journal of Climatology 37 (S1): 14-29.
Brázdil R, Szabó P, Stucki P, Dobrovolny P, Rezníčková L, Kotyza O, Valášek H, Melo M, Suchánková S, Dolák L, Chromá K (2017).
An extreme windstorm that took place on 7 December 1868 in the Czech Lands is analysed by means of rich documentary evidence from narrative sources, damage records, forestry journals and newspapers. Early meteorological measurements and a numerical atmospheric reanalysis support the documentary reconstruction. The windstorm reached hurricane-force over the Czech Lands between 0900 and 1600 of local mean time and was related to the passage of a cold front. The high winds, achieving hurricane-force, led to loss of human lives and many other casualties, as well as to severe damage to buildings and other structures. In particular, the documentary sources facilitate a quantitative reconstruction of the massive windthrow that occurred in forested areas across the Czech Lands, where the windstorm damaged at least 8 million m3 of timber, which is arguably more than has been lost to any single similar event since. Reasons for the extreme windthrow, apart from wind forces and destabilization arising from wet and thawed soils, were found in increased vulnerability arising out of old, dense and mono-species conifer stands and inadequate clear-cutting and thinning measures. For the Czech Lands, this event was the most damaging windstorm in the 19th century. Moreover, damage reports are found from the British Isles, the Netherlands, Belgium and Germany to Austria, the Czech Lands and Poland, documenting its disastrous effects on a (sub-)continental scale.
Substitution effects of wood-based products in climate change mitigation
Leskinen P, Cardellini G, González-García S, Hurmekoski E, Sathre R, Seppälä J, Smyth C, Stern T, Verkerk PJ (2018)
EFI FROM SCIENCE TO POLICY 7. Joensuu, pp 28
Outlook of the European forest-based sector: forest growth, harvest demand, wood-product markets, and forest carbon dynamics implications
Jonsson R, Blujdea VN, Fiorese G, Pilli R, Rinaldi F, Baranzelli C, Camia A (2018)
iForest-Biogeosciences and Forestry 11(2):315
Science-based approach for credible accounting of mitigation in managed forests
Grassi G, Pilli R, House J, Federici S, Kurz WA (2018)
Carbon Balance Manag 13:8
Interactions between windthrow, bark beetles and forest management in the Tatra national parks
Havašová M, Ferenčík J, Jakuš R (2017).
Forest Ecology and Management 391: 349-361.
Forest restoration as a double-edged sword: the conflict between biodiversity conservation and pest control
Kärvemo S, Björkman C, Johansson T, Weslien J, Hjältén J (2017).
Journal of Applied Ecology 54 (6): 1658-1668.
Forest disturbances under climate change
Seidl R, Thom D, Kautz M, Martin-Benito D, Peltoniemi M, Vacchiano G, Wild J, Ascoli D, Petr M, Honkaniemi J, Lexer MJ, Trotsiuk V, Mairota P, Svoboda M, Fabrika M, Nagel TA, Reyer CPO (2017).
Nature Climate Change 7: 395.
Mountain watersheds and ecosystem services
Tognetti R, Scarascia Mugnozza G, Hofer T (2017).
EFI Technical Report 101, European Forest Institute, Joensuu, Finland, pp. 191.
The European forest sector: past and future carbon budget and fluxes under different management scenarios
Pilli R, Grassi G, Kurz WA, Fiorese G, Cescatti A (2017)
Consumption of wood biomass for energy in Italy: a strategic role based on weak knowledge.
Pra A, Pettenella D (2016)
Ital J For Mt Environ 71(1)
Assessing forest windthrow damage using single-date, post-event airborne laser scanning data
Chirici G, Bottalico F, Giannetti F, Rossi P, Del Perugia B, Travaglini D, Nocentini S, Marchi E, Foderi C, Fioravanti M, Fattorini L, Guariglia A, Ciancio O, Bottai L, Corona P, Gozzini B (2016).
Forestry 91 (1): 27-37.
One of many possible climate change effects in temperate areas is the increase of frequency and severity of windstorms; thus, fast and cost efficient new methods are needed to evaluate wind-induced damages in forests. We present a method for assessing windstorm damages in forest landscapes based on a two-stage sampling strategy using single-date, post-event airborne laser scanning (ALS) data. ALS data are used for delineating damaged forest stands and for an initial evaluation of the volume of fallen trees. The total volume of fallen trees is then estimated using a two-stage model-assisted approach, where variables from ALS are used as auxiliary information in the difference estimator. In the first stage, a sample of the delineated forest stands is selected, and in the second stage the within-stand damages are estimated by means of line intercept sampling (LIS). The proposed method produces maps of windthrown areas, estimates of forest damages in terms of the total volume of fallen trees, and the uncertainty of the estimates. A case study is presented for a large windstorm that struck the Tuscany Region of Italy the night of the 4th and the 5th of March 2015 and caused extensive damages to trees in both forest and urban areas. The pure field-based estimates from LIS and the ALS-based estimates of stand-level fallen wood were very similar. Our positive results demonstrate the utility of the single-date approach for a fast assessment of windthrow damages in forest stands which is especially useful when pre-event ALS data are not available.
Living with storm damage to forests: what science can tell us
Gardiner B, Schuck A, Schelhaas M-J, Orazio C, Blennow K, Nicoli B (2013)
European Forest Institute, EFI, Joensuu, Finland, pp. 133.
Wind effects on trees
Schindler D, Bauhus J, Mayer H (2012).
European Journal of Forest Research 131 (1): 159-163.
Datasets
Database publicly available at the European Commission
Joint Research Centre Data Catalogue
CBM Vaia Input data
European Commission, Joint Research Centre Data Catalogue (JRC).
Pilli R, Vizzarri M (2020)
Conosciamo il bostrico, il parassita che sta devastando le foreste colpite dalla Tempesta Vaia
Il 2021 sarà ricordato come “l’anno del bostrico”, ma in negativo: stiamo infatti per raggiungere il picco della massima diffusione di questo parassita che toglie la linfa vitale agli abeti rossi, condannandoli alla morte in poche settimane. Sono circa 7.000 gli ettari di foresta e circa 3 i milioni di metri cubi di legname danneggiato dal bostrico nelle aree già devastate dalla tempesta Vaia come in Val di Fiemme, Enego e Bosco Pizzotto. I danni causati dal bostrico sono ingenti per la filiera del legno, pari a circa 350 milioni di euro, ma questa è una vera e propria emergenza ambientale: 11 milioni di tonnellate di CO2 rilasciate dalle foreste decedute, oltre alla CO2 che non sarà sequestrata, pari a quelle emesse mediamente in un anno da 5 milioni di automobili.

Rebus Tempesta Vaia, tre anni dopo
Raiplay, 17.10.2021
Dopo tre anni dalla tempesta Vaia, che ha devastato i boschi del Veneto, del Trentino e del Friuli Venezia Giulia, Rebus torna sui luoghi montani per vedere come stanno oggi i boschi. Ne parla Paolo Kovatsch, Responsabile Tecnico Foreste Demaniali del Trentino.

Il problema “ceppaie”
Blog - AlberiAMO l'Altipiano
Prof. Raffaele Cavalli, TESAF - Università di Padova
Ottobre 2021
Normalmente, nelle disposizioni regionali di taglio forestale, le ceppaie vengono lasciate al suolo per essere decomposte gradualmente da funghi e microrganismi e ritornare a far parte del bosco come nuovo nutrimento. Nel caso di Vaia però la loro quantità e densità sul terreno è tale che ha fatto emergere nuove criticità rispetto alla norma. Limitarne la presenza in tempi minori rispetto a quelli naturali (35-40 anni) servirebbe infatti a limitare il rischio di epidemia da bostrico, a liberare potenziali nuovi spazi destinati a pascolo nonché ad arginare la possibilità che la loro degradazione possa creare dissesti idrogeologici in futuro.
Eventi climatici estremi e bilancio del carbonio: il caso Vaia
Roberto Pilli, Matteo Vizzarri e Gherardo Chirici ·
04.05.2021
La tempesta Vaia ha avuto e continua ad avere importanti implicazioni ecologiche e socio-economiche nelle aree più colpite, e non solo. Ma, quali sono stati gli effetti sul bilancio complessivo di carbonio delle foreste italiane? Questo studio ha dimostrato che il sequestro di carbonio a livello nazionale nel 2018 si è probabilmente ridotto del 4% rispetto a uno scenario di gestione ordinaria.

Dopo Vaia diamo i numeri
Blog - AlberiAMO l'Altipiano
Prof. Raffaele Cavalli, TESAF - Università di Padova
Aprile 2021
Vaia ha forzato a prendere coscienza del ruolo tutt’altro che marginale della superficie forestale: si tratta, nel solo Veneto, di circa 465.000 ha, pari a un quarto dell’intera regione, con un'estensione per la maggior parte in area pedemontana e montana, nelle province di Verona, Vicenza, Treviso e Belluno. Sì è inoltre acquisito che della superficie forestale, quella segnatamente a bosco è composta per il 59% da specie latifoglie, tra cui predominano il faggio e le formazioni a ostrieti e carpineti, ossia quelle formate da carpino nero e carpino bianco. Il rimanente 49% della superficie è composto da specie conifere, con prevalenza di abete rosso e di larice.
Il prelievo annuo da parte dell’uomo per soddisfare i propri fabbisogni (energetici e industriali) è molto limitato, essendo stimato in circa 300.000 metri cubi, pari al 15% dell’incremento corrente (accrescimento annuo dei boschi). Si tratta di un valore esiguo, in particolare se lo si compara alla media europea che è pari al 65% dell’incremento annuo.
[…] le foreste, intese come ecosistemi, non sono entità statiche, non solo in termini quantitativi, ma anche qualitativi; la scala temporale in cui si può misurare tale dinamicità è però di gran lunga superiore a quella della vita di un singolo essere umano e come tale non facile da apprezzare.
Duferco Biomasse e il recupero di un territorio: due anni dopo la tempesta Vaia
29.10.2020
Due anni fa la tempesta Vaia cancellò 41.491 ettari di boschi, soprattutto tra Veneto (12mila ettari) e Trentino (22mila). Con milioni di alberi abbattuti e un paesaggio radicalmente cambiato, era necessario trovare un modo di raccogliere e impiegare tonnellate di legname di altissima qualità. In questo scenario, Duferco Biomasse si è aggiudicata uno dei lotti più grandi: circa 360 mila metri cubi di legname in un’area compresa tra i comuni di Enego, in provincia di Vicenza, e Grigno, in Trentino, dando vita al cantiere forestale più grande d’Italia.

Vaia, la notte che ha cambiato le Dolomiti: il docu-film
Andrea Selva, 15.10.2019
La notte di Vaia, il 29 ottobre 2018, è la notte che ha cambiato le Dolomiti. A un anno di distanza ecco un mini-documentario per raccontare (con voci e immagini inedite) cos'è stata davvero quella notte di tempesta che ha sconvolto le nostre foreste. Di Andrea Selva e Legno trentino.

RAI 1, TGR
Prof. Emanuele Lingua, 25.10.2020
Asiago(VI), un progetto per favorire la rinascita dei boschi
'Oltre Vaia' Il progetto condiviso che fa rinascere i boschi in Altopiano
25/10/2020
TG Bassano del Grappa 25/10/2020 - ASIAGO - Giovedì 29 ricorreranno i due anni dalla tempesta Vaia, che in tutto il Nordest ha distrutto oltre 42 mila ettari di bosco e causato quasi 3 miliardi di euro di danni. Ad Asiago parte un progetto sperimentale per il rimboschimento. || Dalla devastazione alla rinascita, dai tronchi schiantati ai germogli di una nuova vita. I boschi dell'Altopiano sono già ripartiti, anche se ci vorranno anni per rivedere i panorami di un tempo. Da Marcesina continuano a scendere grossi carichi di legname, resti di una ferita ancora ben visibile e lunga da rimarginare, ma uomo e natura provano a stringere un patto. Lo fanno con la prima fase del progetto sperimentale “Oltre Vaia”. Comune di Asiago, Università di Padova, Treedome FSC Italia vogliono ripartire proprio dal bosco e aiutarlo a ricrescere.Vaia due anni fa coi suoi venti fino a 200 km/h, ha distrutto 2.300 ettari di bosco in tutto l’Altopiano e circa 400 ad Asiago. Il progetto "Oltre Vaia" mette radici oggi e guarda al futuro con progetti disattici rivilti alle giovani generazioni. Le piante appena messe a dimora sono protette non da tubi in plastica, ma da strutture in cartone sostenibile certificato FSC. La seconda fase sarà nella primavera 2021, con la conclusione delle operazioni di impianto su tutta la superficie prevista.

M’illumino di meno - Università di Padova
La tempesta Vaia
Prof.ssa Laura Secco, 4.4.2020
M’illumino di meno - Università di Padova
Sugli ecosistemi
Laura Secco, 6.3.2020
www.unipd.it/millumino-meno
Gli ecosistemi vegetali sostengono la vita e le attività umane in moltissimi modi: alimentano il nostro benessere, ci forniscono materie prime, prevengono i dissesti idrogeologici del terreno, e molto altro. Ciascuno di noi può, nel quotidiano, contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici ed evitare che questi fenomeni continuino ad aumentare in frequenza e intensità.
M’illumino di meno - Università di Padova
Sulla tempesta Vaia
Laura Secco, 4.4.2020
Laura Secco, docente di Economia e politica forestale al TESAF Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali #Unipd, ci parla di un fenomeno metereologico eccezionale che nell'ottobre 2018 ha devastato decine di migliaia di ettari di superficie forestale nel Nordest italiano: Vaia.
M’illumino di meno - Università di Padova
La biodiversità vegetale
Crolli nel Nord Est - Punto sulla situazione e prime stime dal settore tecnico
Bruschini S. (a cura di), 2019
Sherwood - Foreste e Alberi oggi, 238: 6-9.
Vicenza, un convegno per capire la tempesta VAIA di un anno fa
“Nei giorni del 29 e 30 ottobre 2018 – ricorda Cavalli – la tempesta Vaia ha investito con precipitazioni piovose e raffiche di vento di eccezionale intensità le aree prealpine e alpine dell’Italia nord-orientale, causando gravi danni alle abitazioni, alle infrastrutture e, soprattutto, ai boschi. In particolare, il danno stimato nelle aree forestali è superiore agli 8 milioni di metri cubi di legname e ad esso si associa la perdita di una serie di servizi eco-sistemici legati alle foreste, quali la protezione dalle frane, dalle valanghe e dalle alluvioni, e la riduzione dell’accumulo di anidride carbonica. La serata al Monte di Pietà – conclude l’esperto – rappresenta un momento di riflessione sulle origini della tempesta, su quanto si è fatto nel primo anno e sui rischi cui sono sottoposte le foreste alpine a seguito del surriscaldamento globale e della conseguente emergenza climatica”.
Lo spazio per un rilancio della forestazione nazionale è enorme se si considera che – spiega la Coldiretti – l’Italia importa dall’estero più dell’80% del legno necessario ad alimentare l’industria del mobile, della carta o del riscaldamento per un importo di oltre 4 miliardi nel 2018. L’industria italiana del legno – conclude la Coldiretti – è la prima in Europa, ma con legname che arriva da altri Paesi vicini come Austria, Francia, Svizzera e Germania a dimostrazione di un grande potenziale economico inutilizzato.
Selvicoltura e schianti da vento. Il caso della “tempesta Vaia”
Renzo Motta, Davide Ascoli, Piermaria Corona, Marco Marchetti, Giorgio Vacchiano
13.11.2018
Tra il 28 ed il 30 ottobre 2018 ampie zone delle Alpi orientali sono state interessate da venti che hanno superato i 200 km h-1 ed hanno provocato dei danni gravissimi alle foreste in particolare della Lombardia, del Veneto, del Trentino-Alto Adige e del Friuli Venezia-Giulia. L’evento, chiamato dai metereologici “tempesta Vaia”, ha provocato, secondo le prime stime, l’abbattimento di 6-8 milioni di metri cubi di legname ed è sicuramente il più importante disturbo da vento avvenuto recentemente in Italia, anche perché ha interessato foreste che, oltre ad essere tra le più belle e famose delle Alpi, fanno parte di un paesaggio che è un patrimonio culturale e naturalistico di valore inestimabile
Tempesta Vaia, i danni per le foreste del Nordest
Elisa Cozzarini
29 dicembre 2018

Danni da maltempo e schianti da vento del 27-30.10.2018
Aichner A, Oberlechner K, Pietrogiovanna M, Tonner J, Andriolo A, Oberkofler H, Maistrelli F, Agreiter A, Pernstich H, Lösche M (2019) VAIA 2018. IV Report.
in Alto-Adige., pp. 58.
Linee guida per la ricostituzione del potenziale forestale nelle aree danneggiate dal vento: il caso dei boschi della Toscana
Francesca Bottalico, Susanna Nocentini, Davide Travaglini
Italian Journal of Forest and Mountain Environments 71 (4): 227-238, 2016
Tra il 4 e il 5 marzo 2015 il territorio toscano è stato colpito da una tempesta di vento, con raffiche fino a 167 km/h, che ha provocato ingenti danni ai boschi. In questo lavoro si descrivono le linee guida per la ricostituzione del potenziale forestale delle principali tipologie forestali che hanno subito danni, sia fustaie che cedui. La maggior parte delle fustaie danneggiate è costituita da soprassuoli monospecifici, spesso di origine artificiale (a es. abetine, pinete di pino nero o di pino domestico) dove a una gestione sovente orientata in passato al mantenimento di strutture uniformi, si è aggiunta negli ultimi decenni la rarefazione se non addirittura la sospensione totale degli interventi selvicolturali e in particolare dei diradamenti, aumentando così la loro suscettibilità al danno. Si conclude che gli interventi di ricostituzione devono rappresentare il primo passo per recuperare una gestione attiva del bosco, sulla base di una strategia mirata ad aumentare resistenza e resilienza dei boschi toscani, in modo da conservare la loro capacità di fornire preziose utilità ecosistemiche in un futuro che si prospetta caratterizzato da grande incertezza, non solo climatica.
Il portale del legno trentino: uno strumento per la valorizzazione della filiera foresta-legno
In: Convegno «Filiere forestali e sostenibilità, tra bioeconomia e servizi ecosistemici»
Zanotelli A, Tomasi MC, Maurina C (2019)
Camera di Commercio I.A.A. di Trento, p 4
Il nuovo regolamento comunitario LULUCF: sfide e opportunità per il settore forestale italiano
Pilli R, Vizzarri M, Fiorese G, Grassi G (2018)
For - Riv di Selvic ed Ecol For 15:87–93.
Article Google Scholar
Stima dei danni della tempesta “Vaia” alle foreste in Italia
Chirici G, Giannetti F, Travaglini D, Nocentini S, Francini S, D’Amico G, Calvo E, Fasolini D, Broll M, Maistrelli F, Tonner J, Pietrogiovanna M, Oberlechner K, Andriolo A, Comino R, Faidiga A, Pasutto I, Carraro G, Zen S, Contarin F, Alfonsi L, Wolynski A, Zanin M, Gagliano C, Tonolli S, Zoanetti R, Tonetti R, Cavalli R, Lingua E, Pirotti F, Grigolato S, Bellingeri D, Zini E, Gianelle D, Dalponte M, Pompei E, Stefani A, Motta R, Morresi D, Garbarino M, Alberti G, Valdevit F, Tomelleri E, Torresani M, Tonon G, Marchi M, Corona P, Marchetti M (2019)
For - Riv di Selvic ed Ecol For 16:3–9. https://doi.org/10.3832/efor3070-016
Selvicoltura e schianti da vento. Il caso della ‘tempesta Vaia’. Selvicoltura e schianti da vento. Il caso della “tempesta Vaia.”
Motta R, Ascoli D, Corona P, Marchetti M, Vacchiano G (2018)
For - Riv di Selvic ed Ecol For 15:94–98.
L’equilibrio della natura non esiste (e non e mai esistito!)
Motta R (2018)
Forest@ - Rivista di Selvicoltura ed Ecologia Forestale 15 (3): 56-58.
For decades ecologists and natural resource managers have operated on the assumption that the normal condition of nature, if not disturbed by humans, is a state of equilibrium called homeostasis. This paradigm led to the doctrine, popular especially among conservationists, that nature knows best and that human intervention is bad by definition. In the last decades new evidences have led ecologists and natural resource managers to abandon such concept or consider it as irrelevant. The new paradigm is that ecosystems are constantly changing and the main engine of this change are natural disturbances (e.g., fire, wind, insect outbreaks, etc.). The biological diversity is dependent on natural disturbance, thus natural resource conservation and management must take into account the fundamental role of these events.
L’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio INFC 2005. Secondo inventario forestale nazionale italiano. Metodi e risultati. Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali; Corpo Forestale dello Stato. Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CREA).
Gasparini P, Tabacchi G (2011)
L’Inventario Nazionale Delle Foreste e Dei Serbatoi Forestali Di Carbonio INFC 2005. Secondo Inventario Forestale Nazionale Italiano. 653.
Evoluzione delle foreste di montagna dopo l’uragano Vivian
Schönenberger W, Lüscher P, Wohlgemuth T, Senn J, Egli S, Kupferschmid Albisetti A, Frey W, Gerber W, Duelli P, Wermelinger B, Dobbertin M, Buendl M, Angst C (2003).
Sherwood - Foreste ed Alberi Oggi (93): 9-16.
Seconda parte
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video e immagini a cura di Daniele Coluri

La guerra si rivela presto sanguinosa e logorante. L'Italia alleata, alleata con Germania e Austria nella Triplice Alleanza, che è un patto difensivo, entra solo nel 1915 in guerra, non essendo preparata, non avendo armamenti adatti un anno prima.
L'opinione pubblica resta divisa, neutralisti VS interventisti (tra cui Marinetti, D’Annunzio).
Antonio Salandra firma segretamente il Patto di Londra (26 aprile 1915), alleando l'Italia con Triplice Intesa. Francia, Gran Bretagna e Russia promettono un lauto bottino di guerra: Trentino, Alto Adige, Istria e Dalmazia, un protettorato sull'Albania, persino alcuni territori in Africa.


Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra.



Gli scontri, fin dall'inizio, si rivelano fallimentari per l’Italia, si tratta di una guerra di posizione che non permette di senza avanzare.
Al comando c'è Luigi Cadorna, che fa quello che qualsiasi comandante avrebbe fatto nei suoi panni.

Poche sono le vittorie italiane, come quella del 1916 sull’Isonzo, con la presa di Gorizia.
Numerose e grandi invece le azioni austro-tedesche punitive ai danni dell’Italia.
I primi anni della guerra sono simili tra loro e nessun esercito riesce a sconfiggere gli altri veramente.



La guerra di logoramento prosegue fino al 1917, quando scoppia la Rivoluzione russa e questa si ritira dalla guerra, consentendo una riconfigurazione del fronte.
Le truppe tedesche vengono riposizionare verso l’Italia, portando alla rotta di Caporetto (24 ottobre 1917).

Gli Italiani riescono a bloccare l'avanzata della controparte sul Piave.
Si provvede al rinnovo del comando con Armando Diaz che sostituisce Luigi Cardona.
Vengono chiamati alla leva i giovani del 1899, nemmeno diciottenni.


Ad aprile 1917 entrano in guerra gli USA, dopo aver supportato negli anni prima Francia e Inghilterra, per arginare l'espandersi dell'economia tedesca. Wilson lancia una grande campagna propagandistica: è una guerra in difesa delle democrazie VS autoritarismo degli Imperi centrali ed immette in Europa un importante numero di soldati, cambiando di fatto le sorti della guerra.


Terza parte
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Nel 1918 la guerra prende una nuova piega.
Gli Imperi centrali accusano l’entrata in guerra degli USA.
I Tedeschi non riescono a sottomettere Francia e Belgio.

L'Italia si dota di un nuovo governo di unità nazionale per bloccare Austriaci e Tedeschi.
Lancia un grande attacco x sfondare linee nemiche a Vittorio Veneto (24 ottobre 1918) e si appropria dei territori ambiti.
Entra a Trento e a Trieste, è una vittoria simbolica.




Il 3 novembre 1918 viene firmato l'armistizio a Villa Giusti, vicino a Padova.


E' la fine dell’Impero austroungarico, da qui in avanti si parla di Repubblica.
L'11 novembre 1918, l'armistizio che pone fine della guerra.




Il trattato di Versailles ridefinisce le sfere di potere e i bilanciamenti tra gli Stati, dopo una guerra dalle caratteristiche inedite e 8 milioni di morti.

Il Trattato di pace di Versailles (1919) vede USA, Francia, Inghilterra decidere le sorti d’Europa.
Wilson definisce anche le "conquiste" italiane: non spetta all'Italia la Dalmazia (D'Annunzio parlerà di "vittoria mutilata".

I Balcani vengono uniti quali bilanciamento e garanzia della pace.
Si tratta di una vittoria punitiva per gli altri Paesi con perdita delle colonie, smilitarizzazione, pesanti risarcimenti economici da elargire, limite alla crescita economica.
Viene aperto il corridoio di Danzica, creati nuovi stati come la Lettonia, l'Estonia e la Lituania.
Viene disgregato anche l’Impero Ottomano, mentre nasce la moderna Turchia.



Nel 1919 viene fondata da Wilson la Società delle Nazioni.

Prima parte
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Scoppia il 28 luglio 1914, un mese dopo l'attentato a Francesco Ferdinando, Arciduca d’Austria a Sarajevo.
Per al prima volta nella storia, sono tutti i Paesi ad essere coinvolti…


Nella polveriera d’Europa, da un conflitto locale nasce una guerra globale.
La guerra diviene occasione per capire chi fosse la principale potenza europea, si pensa ad una guerra lampo per ridefinire gli equilibri del mondo intero.
Il sistema delle alleanze vede la Triplice Alleanza VS Triplice Intesa, coinvolgendo anche tutte le loro colonie.


Nel giro di pochi mesi si passa da guerra di movimento ad una guerra di posizione e di logoramento con grande dispendio economico e militare.
Fiumi e montagne diventano le linee difensive sulle quali tutti gli eserciti restano bloccati.



Simbolo della guerra, la trincea, luogo di morte, dove i soldati restano bloccati, vengono massacrati in massa.
Battaglia importanti e sanguinosissime come quella di Verdun, non spostano i confini.



E' anche la prima guerra marina e sottomarina, l'Inghilterra e la Germania si distinguono sui mari.
I sommergibili tedeschi puntano alle navi che portano rifornimenti e armamenti, come il Lusitania (1915).



L'aeroplano da mezzo sportivo diventa strumento da ricognizione, dotato di mitragliatrici e bombe.
Inizia l'uso dei gas tossici.

Il soldati vengono supportati con carri armati, capaci di arrivare dove le forze umane non lo consentono. Per primi lo fanno gli inglesi nel 1916.

La guerra obbliga ad altissime spese, razionamenti di cibo, le armi che fanno paura. Presto diventa una guerra impopolare.
E' una guerra che investe tutto il paese, porta alla riconversione dell’intera economia per supportare la guerra, intacca qualsiasi aspetto della vita dei Paesi coinvolti.

Il ruolo delle donne è fondamentale, sostituiscono praticamente in tutti i posti di lavoro gli uomini che sono in guerra.





