La Città di Ghiaccio
Fin dai primi giorni del conflitto la provincia di Belluno fu in prima linea. Cadore e Agordino confinavano con Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo - Fodom, al tempo territori del Sud Tirolo austriaco.
Sulle Dolomiti bellunesi tra il 1915 e il 1917 venne combattuta una guerra nella guerra, con caratteri particolari mai visti prima e mai ripetuti in seguito. La linea del fronte dolomitico, dal Lagorai alla Marmolada, dal Col di Lana alle Tofane, dal Cristallo alle creste del Comelico, correva su cime impervie e ghiacciai, in un ambiente ben difficile per i soldati di entrambi gli schieramenti, la maggior parte dei quali non aveva alcuna familiarità con la montagna e le sue insidie.
Tra le tante zone bellunesi interessate dal conflitto, alcune possono essere considerate più significative di altre. Queste infatti diventarono, dopo limitate conquiste da parte degli Italiani, roccaforti oltre le quali non era possibile andare. Tra queste c’erano Monte Piana, Tofane, Lagazuoi, Sass de Stria, Settsass, Monte Sief, Col di Lana e Marmolada.
In quei due anni e mezzo vissero esperienze incredibili: la costruzione della “città di ghiaccio” in Marmolada, la guerra delle mine su Col di Lana, Lagazuoi, Castelletto con cui si fecero saltare le cime delle montagne, la “morte bianca” sotto la neve. Anche i civili delle zone del fronte furono vittime della guerra: interi paesi furono evacuati e distrutti, la popolazione fu allontanata e visse profuga per anni. Al ritorno tutto dovette essere ricostruito.

L’offensiva di Caporetto dell’ottobre 1917 provocò la ritirata dell’esercito italiano sul massiccio del Grappa e sul Piave, il fronte si stabilizzò su questa nuova linea, abbandonando le Dolomiti alla dominazione austro-tedesca: l’Agordino, il Cadore, il Bellunese, il Feltrino divennero zone di occupazione e di sfruttamento, fu l’“anno della fame” per la popolazione, le cui risorse furono usate per nutrire l’esercito invasore, ormai allo stremo. Dopo l’armistizio, i tre comuni di Livinallongo, Colle S. Lucia e Ampezzo che fino ad allora erano stati territorio austriaco, divennero italiani.
VAIA, restituire valore ai servizi ecosistemici
Nel bellunese oltre 40 mila ettari di alberi secolari sono stati schiantati dalla tempesta Vaia.
I soggetti territoriali hanno cercato soluzioni per utilizzare il legname, facendolo diventare energia per case, scuole e imprese in Emilia Romagna, taglieri "solidali", arredi e giochi per il Cheese festival nel cuneese attraverso un'iniziativa promossa da Pefc Italia.

Il Comune di Feltre, ha cominciato a pensare ad una nuova ecologia, con un approccio partecipativo, ispirato ai “laboratori di cittadinanza”, per la rigenerazione del verde urbano dopo Vaia ha progettato un percorso formativo multidisciplinare e di crescita culturale per restituire valore ai servizi ecosistemici forniti dal verde urbano e dal bosco e ha aderito alla “Dichiarazione di emergenza climatica e ambientale” proposta dai giovani di Fridays For Future.
In Comelico, grazie al progetto Ri-Ambientiamovi, le piante abbattute dalla tempesta si trasformeranno in uno spazio per la musica e in una sala di registrazione di strumenti musicali antichi.
Scopri le altre aree target
![]() |
![]() |
||
| Altopiano di Asiago | Prealpi bellunesi |

